image

RINATURALIZZAZIONE CONTROLLATAa  

Via Quattro Vie - 42018 Stiolo di San Martino in Rio - Italia

 

Visite solo su appuntamento

 

+39.366.9993446 * info@tenutacasalpriore.it

Presento qui il mio progetto, offrendo al contempo un filo conduttore e qualche soluzione spiccia. Ho cercato di sintetizzare il più possibile ma la materia è, comprensibilmente, molto complessa. Tenendo conto che sono autodidatta e lungi dall'essere perfetto, in quello che segue ho riassunto quello che ho letto in tanti libri. Se cercate le scorciatoie e volete iniziare a capire l'ABC, dovete leggere almeno quello che segue (mica tutto in una volta sola!). 

Premessa: il nostro ecosistema, a livello globale, poggia anche su di una moltitudine di creature genericamente, e    

a volte impropriamente, chiamate insetti. Indifferentemente che si possa essere appassionati di questa parte del regno animale, esso è difondamentale importanza per la sopravvivenza di tutti noi (insetti in primis). Che ci piaccia a no, le cose stanno così. Questa è la prima condizione-sine-qua-non da dover metabolizzare. Se non Vi piacciono gli insetti ma volte contribuire a salvare questo mondo, cercate tranquillamente altri contesti perché ce ne sono ma qualsiasi ambito scegliate, la teoria va imparata, capita, e solo poi messa in pratica. 

 

 

pxl_20260802_084550947.portrait.original.jpeg

Come è noto (è noto?), il numero e la molteplicità degli insetti stanno inesorabilmente diminuendo laddove l’essere umano, incurante degli equilibri che va ad alterare, predomina con le sue attività. Detto in parole povere: non possiamo e non dobbiamo fare a meno degli insetti… zanzare e mosche escluse… Essendo spesso piccoli, silenziosi, uccisi prima ancora di essere costretti a difendersi semplicemente per partito preso perché pungenti alla bisogna, passano inosservati e c’è chi li considera ripugnanti.  In alcuni paesi del Nord-Europa dove culturalmente e da più tempo c'è più interesse e attenzione alle tematiche ambientali, è ben noto il detto “do not mow, let it grow”. Nel 2025, in voluta controtendenza, ho quindi avviato un processo di RINATURALIZZAZIONE CONTROLLATA per creare un HABITAT destinato a favorire il reinsediamento e a divulgare le conoscenze di base di questo mondo effimero, brulicante, svolazzante che langue silenzioso davanti agli occhi umani che nella maggior parte dei casi non sono in grado di vedere, che vorrebbero intervenire senza però sapere da dove iniziare o che vorrebbero semplicemente trascorrere qualche ora in un luogo, magari pure vicino a casa, dove Madre Natura sta tornando in sé stessa perché qualcuno gliene ha dato la possibilità. Per fortuna ci sono spazi e iniziative ben più grandi di Tenuta Casalpriore ma… ma… ma… non bastano mai. Non ho nemmeno la “fissa” degli insetti ma se in Emilia Romagna si allevano prevalentemente mucche&maiali, ecco, il mio bestiame è fatto di ali, ronzii e livree variopinte. Cominciando dal basso ho avviato un viaggio di ritorno che spero richiamerà successivamente uccelli, rettili, anfibi. Perché sono stufa di stare a guardare. Stufa di stare a guardare come una delle basi del nostro ecosistema venga presa a picconate minando di distruggere tutto il resto. Ho deciso di iniziare terra-terra. Nel senso letterale della parola.

 

QUINDI INCOMINCIAMO

 

Molti insetti, anche quelli che volano, almeno in una fase della loro vita e/o soprattutto nella stagione avversa, ossia in inverno, quando devono ripararsi dal freddo e dalla mancanza di qualsiasi fonte di sostentamento, sono terricoli. Si nascondono rasoterra, sotto l’erba e qualche foglia appassita, sotto le pietre, tra le fessure delle cortecce ma si rintanano anche in gallerie sotterranee, scavate in proprio o secondhand, ossia riciclando gallerie scavate da talpe e topolini, gallerie eventualmente usate nella bella stagione anche per riprodursi (da qui la necessità intrinseca di NON arare i campi). Si risvegliano dalla diapausa in primavera e con l’effetto del cambiamento climatico, questo risveglio avviene sempre più precocemente senza però trovare poi pressoché alcun modo per sfamarsi perché il regno vegetale non sta tenendo il passo con le fluttuazioni troppo repentine delle temperature. Muoiono così quegli insetti che, seppure mal nutriti, erano riusciti a superare l’inverno, semplicemente perché non trovano fiori di cui nutrirsi. Detta in parole povere e generalizzando molto per far capire il concetto: moscerini e zanzare si nutrono della linfa che scorre negli steli d’erba (le seconde anche del prelibato sangue umano) mentre gli altri hanno bisogno di fiori, fiori e ancora fiori. Semplificando ulteriormente: hanno bisogno di polline e nettare, sostanze prodotte unicamente dai fiori che alla nostra latitudine prosperano solo nella bella stagione. A fine inverno, gli insetti che sono sopravvissuti, resistono con quel poco che trovano fino a quando tornano a fiorire i terreni lasciati incolti (pressocché inesistenti) e terreni intensamente adibiti a seminativo. Finalmente qualcosa da mangiare ma… la morte torna chiamata dall’uomo, brandendo precocemente e ripetutamente la scure dei fitofarmaci, delle carraie inutilmente rapate a zero e delle mensili mattanze che su larga scala avvengono quando l’erba medica viene sfalciata per destinarla agli allevamenti bovini. Un agricoltore convenzionale, facendo spallucce, dirà che non c'è fretta perché tanto basta lasciare crescere l’erba per salvare la natura. Niente di più sbagliato. Finché avrò fiato in gola: servono innanzitutto fiori, fiori e ancora fiori, lasciando a riposo almeno ristrette fasce di terreno su cui lasciare prosperare le più comuni piante mellifere autoctone. Alla faccia di coloro che demonizzano le erbacce ma che non sanno distinguere una pianta di lavanda da una di rosmarino…

 

Sin da quando tornai a vivere in campagna nel 2010 ero stata alla ricerca di un terreno, a condizione che fosse vicino a dove abitavo. Per ben 13 anni dovetti accontentarmi del giardino di casa creato all’Oasi La Martina, che fu però una utile e saggia palestra quotidiana per dare sfogo alle mie passioni, per osservare, studiare, imparare, riflettere, sbagliare nonostante tutto, tornare sui miei passi, tornare ad osservare, tornare a studiare, tornare a imparare, tornare a riflettere, aggiustare il tiro... E per 13 anni dovetti assistere rabbiosa e inascoltata, incastrata in un deserto verde, ad uno scenario di evidente e crescente impoverimento. Il declino della diversità al quale ho assistito dal 2021 in poi mi ha spaventata e depressa alla stregua delle guerre in atto tra umani.

 

Nel mese di marzo del 2022 scrissi alla Commissione Europea per chiedere se sfalciando meno vigorosamente le centinaia di migliaia di chilometri di carraie che costeggiano i campi sul territorio nazionale, favorendo così la fioritura delle essenze autoctone, sarebbe stato possibile trovare spazi utili agli impollinatori senza costringere gli agricoltori a rinunciare ad una parte dei loro terreni. Chi mi rispose ringraziò, confermò e si complimentò per l’idea semplice quanto efficace, rimandandomi per la concretizzazione agli enti nazionali… Come è noto, le scelte politiche e gli eventi storici ridimensionarono, bloccarono, annullarono orientamenti ambientalistici e direttive ben più importanti, figuriamoci la mia semplice seppur condivisa proposta. Interpellando agricoltori attivi nel vicinato, questi risposero seccamente che “bisognava tenere pulito”. Lettera morta. Un unico agricoltore, ripiantumando un vigneto ubicato di fronte al mio, notando che pur diventando proprietaria terriera, non avevo ceduto alle lusinghe di effettuare ora semine da reddito ma che ero rimasta quella che sono sempre stata, ha piantato la sua vigna convenzionale il più possibilmente lontana dai miei campi, spero evitare una deriva dei fitofarmaci, per rispetto dei miei sforzi e del mio regime “bio”. 

 

Causa l'andazzo generale mi sentii  in colpa, anche per colpe non mie, fino a quando riuscii a trovare, appunto in Tenuta Casalpriore, il luogo adatto in cui salvare nel mio piccolo il salvabile, dispiegando le forze e quello che fin lì avevo imparato e che ancora vorrò imparare.

 

All’Oasi La Martina avevo piantato di tutto e notato che tra i tanti fiori che avevo messo a dimora nella mia bolla, si affollavano in pianta stabile anche tanti insetti. Vespe e calabroni inclusi che, sapendo che offrivo loro regolarmente da mangiare e pure acqua fresca da bere, si sono sempre guardati bene dal pungermi. A modo loro, sanno contraccambiare le buone maniere. Col passare degli anni notai api di passaggio evidentemente ammalate e mi feci tentare dall’onda mediatica che invitava a salvare le api. Cedetti e così frequentai nel 2023 un corso destinato a chi voleva avvicinarsi al mondo dell’apicoltura. Ad uno dei saggi relatori che avvertiva che i peggiori nemici delle api sono gli agricoltori, chiesi se l’impostazione che avevo scelto per casa mia, dove attiravo pressoché qualsiasi insetto (non rendendomi ancora consapevolmente conto che stavo foraggiando frotte di impollinatori) fosse la scelta corretta o se, così facendo, avrei involontariamente indotto una riduzione della diversità, attirando i più deboli che avrebbero potuto essere predati soccombendo alla legge del più forte. Mi venne risposto che stavo facendo la cosa giusta e che analisi scientifiche avvallavano la mia scelta di diversificare il menù offerto ai “miei insettazzi” che altro non faceva che preservare e aumentare la diversità. Rincuorata, ritornai sui miei passi. A ognuno il suo percorso. Non sarei diventata apicultrice perché di fatto, foraggiandole a livello imprenditoriale, avrei tolto spazi e nutrimento a tutti gli altri. Un ecosistema sano si basa sulla diversità e sulla ferrea volontà di non sfruttare qualsiasi riserva. ben prima di raggiungere il punto di non ritorno. Favorire le api senza alcun criterio, può provocare la limitazione di tutti gli altri insetti che dovrebbero costituire una sana maggioranza. Proprio perché diversificata, equilibrata e “omnicomprensiva”. Punto.

Grazie al corso Life for Pollinators finanziato dall’Unione Europea destinato a trasmettere le conoscenze ed esigenze di base degli impollinatori (quindi non solo delle api!), sempre nel 2023, imparai molte altre cose ma UNA in particolare fu di fondamentale importanza per la mia comprensione: i pronubi, ossia gli insetti impollinatori, non hanno tutti lo stesso apparato boccale = non tutti hanno la stessa forma di bocca per nutrirsi, ossia non tutti si cibano allo stesso modo e non tutti mangiano la stessa cosa. C’è chi deve per forza di cosa nutrirsi scegliendo fiori dal calice molto profondo. Per esempio i Bombi che hanno bisogno della comune Salvia Pratensis per nutrirsi e ai quali un mare di margheritine, per quanto ricchissime del polline, non servono assolutamente a nulla perché non riescono a cibarsene. Ci sono insetti impollinatori che si nutrono solo di nettare, chi di solo polline, chi di entrambi, chi predilige una dieta carnea o, a seconda della disponibilità, si nutre di quello che trova (anche i calabroni impollinano perché non disdegnano affatto i fiori!) ma la vitale differenza la fa, ancora una volta, la forma del piatto in cui viene servita la minestra (ossia il fiore) e il cucchiaio (la bocca) con cui mangiarla! È per questo che non basta piantare una sola varietà di fiori e che in Tenuta Casalpriore ho seminato una moltitudine di fiori diversi.

Poi c’è la prole da sfamare – perché sì, se le api sfamano le nasciture con quello che sono in grado di elaborare, le farfalle (SONO IMPOLLINATORI ANCHE LORO!) possono essere molto selettive quando vanno alla ricerca delle piante adatte per sfamare una figliolanza fatta di bruchi che hanno esigenze nutrizionali diverse dagli adulti ormai in grado di volare. Così ho imparato che anche la Romice e la Potentilla Reptans che tanto avrei voluto cancellare dall'elenco delle piante ammesse, sono fonte di sostentamento proprio per alcune farfalle. Queste sono le DUE conoscenze di base che da allora guidano ogni approccio, ogni impostazione, ogni nuovo progetto. E in Tenuta Casalpriore, gli insetti e le piante necessarie al loro sostentamento, hanno e avranno sempre la precedenza.

 

La sera del 1. Giugno 2025, uno sciame d’api venute da chissà dove trovò all'Oasi La Martina un varco nell’intercapedine di una vecchia porta che però non fu gradita. Le api preferirono passare la notte appollaiandosi su di un arbusto davanti a casa, affacciato sulla strada per riflettere su dove accasarsi l'indomani. Al contempo si era sparsa la notizia di un bruto che da qualche parte sul Lago di Garda aveva dato fuoco ad un alveare… Quasi impazzita passai la sera al telefono fino a quando riuscii ad impietosire un apicoltore che il giorno successivo (FESTIVO) venne da lontano per catturare lo sciame e aiutarmi a traslocarlo a Tenuta Casalpriore… io che non volevo più dedicarmi all’apicoltura… sono state loro a scegliermi… come sbattere loro la porta in faccia? Pietà oppure umanizzazione?

 

Dopo l’uscita di scena del fittavolo che non era più interessato a proseguire l’attività che tanto appassionatamente aveva sostenuto fintanto che il vecchio proprietario non era deceduto nel 2019, subentrai nella tarda primavera del 2025 decidendo di lasciare riposare i campi per concentrarmi su questioni urgenti: assecondare tutti i requisiti di legge, dare un proseguo al regime di azienda agricola biologica e procurarmi gli attrezzi necessari alla conduzione del podere, oltre che a imparare anche a guidarli (il mio trattore ha 16 marce oltre che una miriade di leve e pulsanti la cui utilità in parte ancora mi sfugge...). Di fatto ho cominciato da ZERO senza poter contare su alcun sapere di famiglia o di amici. Mi sono data tre anni di tempo per dare a Tenuta Caslpriore e a me il tempo per rinascere e dare concretezza e continuità al mio progetto. Un anno è passato. Ne ho altri due di scorta.

 

Nell’autunno-inverno del 2025 è avvenuto il primo intervento studiato a tavolino per impostare il nuovo corso: dopo avere passato settimane intere a leggere libri, filtrare internet a caccia di informazioni, studiare cataloghi, corrispondere con vivaisti prevalentemente all'estero, riflettere su come creare un effetto visivo armonioso e correre volutamente anche qualche rischio, ho messo a dimora una selezione di migliaia di bulbose a fioritura precocissima, per lo più profumate, adatte a clima, tipologia di terreno e appetite ad un popolo da salvare. Fu così che il 15 Febbraio 2026 le api e non solo loro, trovarono incredule una moltitudine di crochi in fiore! Tutto questo nel posto più impensabile, ossia nel vigneto antico, quello messo a dimora prima ancora che nascessi io ed allevato in modalità Semi-Bellussi. Quando feci vedere una foto del risultato ad un agronomo, questi, alquanto sbalordito, ribattezzo questa vigna eroica conferendole il suo nuovo nome: la Vigna Botanica.

 

Nel marzo 2026 potei finalmente far livellare i terreni che il fittavolo aveva abbandonato gambe all’aria. Fu l’ultima devastante per quanto necessaria aratura per procedere con la semina di piante perenni mellifere, accostandone anche di annuali ma pur sempre fervidamente inclini ad auto-seminarsi = possibilmente spendo i soldi una volta sola, perché i soldi ci sono una volta sola. Anche in questo caso: avevo passato l’inverno a studiare, documentarmi sul cosa&dove&come perché non sono un giardiniere. Spero di avere fatto la scelta giusta: piante perenni, possibilmente azotofissatrici, tolleranti la siccità in un terreno pesante, dalla fioritura il più possibilmente diversificata per forma e periodo di fioritura e riducendo al minimo indispesabile le borraginacee perché, per quanto certi apioidei ne vadano matti, sono ricche di alcaloidi nocivi anche per l'uomo qualora mangi il miele prodotto dalle api che le hanno bottinate.

 

Dall’aprile 2026 in poi aprii il cancello di Tenuta Casalpriore a due giovani entomologi del CREA avendo aderito ad un progetto atto a individuare e censire gli apioidei. Invece di occuparmi di mille faccende e incombenze urgenti, preferii accompagnarli nella speranza di imparare qualcosa durante le lunghe chiacchierate e passeggiate mentre i due, armati di retino e occhio vigile, perlustravano le zone prescelte per le loro osservazioni.

 

La calura abbattutasi da metà maggio nel 2026 in poi richiese una irrigazione di soccorso per le giovani piantine che stavano germogliando nei campi ma, superato quel momento critico, e nonostante un’estate dalle temperature infuocate, il crescente numero di ali variopinte che iniziò a formarsi sopra i miei campi confermò che avevo fatto le scelte giuste. Sto già registrando i primi risultati della nuova Oasi che sta nascendo in Tenuta Casalpriore: ho già vinto. Le farfalle sono quelle che si notano di più ma se ci sono loro, c’è una moltitudine di apioidei, spesso minuscoli, che stanno mettendo su casa nei miei terreni. Nel 2027 confido in una esplosione e spero nell’agognato ripristino di una natura ricca, poliedrica e, proprio per questo, ben equilibrata. Non ho dimenticato le lucciole. Metteranno su casa anche loro!

 

Vista l’età, potrebbe essere il mio ultimo progetto, oltre che ad imparare a fare la contadina, a vigilare sul vetusto Casolare, sul vigneto da voler tentare di recuperare, nonché sull’Oasi La Martina. Non posso fare molto contro il cambiamento climatico (se non una forsennata raccolta differenziata e uno spasmodico tentativo di evitare ogni spreco di energia e di acqua) ma in Tenuta Casalpriore si sta finalmente concretizzando  il mio sogno di offrire un HABITAT dove gli insetti possono mettere su casa in pianta stabile, fare affidamento su fonti di cibo altamente diversificate e costanti, atte a fornire una alimentazione SANA = NATURALE, NUTRIENTE e VARIEGATA, ossia quella che serve ad ogni creatura vivente per nascere, crescere e prosperare in salute. Ben equipaggiati per affrontare vecchie e nuove avversità.