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IL CASOLARE

Via Quattro Vie - 42018 Stiolo di San Martino in Rio - Italia

 

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Tenuta Casalpriore è dimora di tre realtà completamente diverse: i vigneti, i campi destinati a mensa per gli impollinatori e al reinsediamento della fauna selvatica, nonché un edificio che, vista l'imponenza, è fin quasi riduttivo, se non quasi offensivo, definire Casolare. Rappresenta sicuramente il manufatto umano tanto più antico quanto più enigmatico della proprietà. Nonostante la costruzione sia la più grande dopo la Rocca Estense in centro al paese, non viene citata in nessuno dei libri consultati nella biblioteca comunale che elencano gli immobili di una certa valenza storica disseminati nel territorio di San Martino in Rio. Il vero nome è Casino Ricchi, come anche riportato in svariate mappe tecniche, e dove il termine Casino indica un “edificio residenziale rurale signorile di dimensioni variabili adibito in passato all'attività venatoria” - Wikipedia. Il nome Ricchi abbinato al termine Casino non è noto a nessuno perché in paese nessuno ha memoria di una famiglia con questo cognome. Forse però ho trovato una traccia utile: in un libro consultato nella biblioteca comunale, viene esplicitamente citato, elencato tra gli altri che lo precedettero e che lo seguirono, un certo Dott. Giovanni Ricchi di San Martino in Rio, che per un periodo estremamente e insolitamente lungo, rivestì il ruolo di podestà dal 1685 al 1743. Il periodo di edificazione del Casolare potrebbe coincidere con il periodo di reggenza di questo podestà e l'oblio potrebbe essere stato causato poi dall'estinzione della famiglia Ricchi. La gente del posto e in uno degli atti notarili che sono riuscita a recuperare, la proprietà si chiama Castellazzo oppure Casinaccio. Gabriele Ronzoni mi raccontò che risaliva al XVII secolo e certi elementi architettonici come i resti di travi affrescate come andavano di moda a quei tempi, seppure visibili ormai con molta fatica, avvallano le teorie di datazione.

 

Gli ultimi arredi (ossia stipiti/serramenti di porte smaltate di bianco, divelti e accatastati a muri privi di intonaco) risalgono al Liberty. Qua e là si intravedono tracce di strati applicati su altri strati di pareti tinteggiate in tecnica Stencyl risalenti allo stesso periodo. Il resto è mattone vivo. Non so quante volte, vedendo la desolazione, ho chiesto alla casa cosa le avessero fatto. Era già molto decaduta, in parte sfiancata da un terremoto, quando Gabriele Ronzoni decise di comprarla nel 1987, disabitata sin dalla fine della seconda guerra mondiale. Nella documentazione reperita in Comune trovai la testimonianza dei lavori di cui lui stesso mi aveva raccontato: aveva fatto ripristinare le parti pericolanti, rifare il tetto (e che tetto!), realizzare una cucina con un caminetto, un bagno con i relativi scarichi, un ponticello di accesso e i pilastri per sorreggere il cancello. Proprio in merito ai pilastri e ben prima che avessimo modo di  approfondire la nostra conoscenza, avevamo curiosamente entrambi preso spunto da una coppia di pilastri posta all'ingresso di una villa abbandonata ubicata nel Comune di Sassuolo. Oltre al tetto aveva fatto montare ovviamente anche grondaie e pluviali che, essendo in rame, gli vennero rubati per ben due volte. Vennero rubate anche tutte le placche di copertura dei frutti elettrici, tranne quella della caldaia perché evidentemente i ladri non avevano voglia di smontarla. Venuto a mancare lui, l’acqua piovana iniziò a riversarsi per anni sulle fondamenta dell’edificio. Seppure vincolata dai limiti del mio ruolo iniziale ma subito dopo l’acquisto nel 2023, corsi immediatamente ai ripari facendo montare le bocche di drago che da allora scaricano l’acqua piovana lontano dalle fondamenta. E poi l’impianto di allarme nonché nuove placche coprifrutti uguali alle precedenti (i ladri avevano pur lasciato il campione…). Dal 2025 in poi, finalmente libera da ogni vincoli, feci montare un impianto elettrico a norma (condizione alla quale il precedente proprietario aveva potuto rinunciare in quanto lavorava da solo) e, ad eccezione di due ambienti, feci sabbiare tutte le travi del pianterreno, trattandole poi insieme alle botti antichissime usando una miscela in uso da centinaia di anni. Finalmente fu possibile sostituire le tamponature dei sovraporta in ferro battuto e montare un numero adeguato di lampadari per festeggiare la cena di fine vendemmia come si deve!

 

Utilizzando l’intelligenza artificiale per decifrare atti risalenti al XIX secolo stanati nei registri della Conservatoria Notarile, sono riuscita a ricostruire almeno in parte la storia recente.  Nell’attesa di poter trovare nuovamente il tempo per scandagliare archivi storici nel tentativo  di ricomporre le tessere di un passato, spero solo momentaneamente perduto, concludo il mio resoconto affrontando il tema Presenze.

 

Premetto che mi considero una persona razionale e che rifuggo l’esoterismo. Durante la fase di compravendita, un familiare di Gabriele Ronzoni improvvisamente mi disse che la casa era visitata da Presenze. Pensai che fosse un modo per dissuadermi dall’acquisto. La questione mi venne poi riferita recentemente anche da terzi che rimasero allibiti quando vennero a sapere che non avevo incontrato alcun fantasma. Che fossi una creatura “diversa” anch'io? Forse una strega? Le bocche di drago che avevo fatto montare erano pur sempre abbastanza autoesplicative a confermare il carattere della nuova proprietaria. Comunque sia, si sa: un vecchio edificio isolato, disabitato e quasi diroccato, è fertile terreno per alimentare dicerie spettrali di ogni tipo. In ogni caso: non è passato giorno o notte in cui una Presenza mi si sia manifestata in alcun modo.

 

Fino ad un evento accaduto nell’autunno del 2025…

 

Da poco ero subentrata a pieno titolo nella conduzione di Tenuta Casalpriore e non ricordo più se fosse mattino presto oppure sera inoltrata. Ero a passeggio con uno dei miei cani per il solito giretto depurativo. Come di consueto e seppure nell’oscurità guardai verso l’edificio per salutarlo (perché secondo me anche le case hanno qualcosa di paragonabile ad una Anima). D’improvviso e per una frazione di secondo il casolare si illuminò tutto, dal basso verso l’alto, su tutta la sua lunghezza. Una luce bella, calda, intensa, avvolgente che sfumava di intensità salendo verso il tetto. Esattamente così come quando da bambina assistevo in Francia ai bellissimi “Sons et Lumières”. Un battito di ciglia, un sussulto del mio cuore e Tenuta Casalpriore tornò nel buio. Nessun rumore, nessuna macchina, nessun faro avrebbe potuto illuminare l’edificio in quel modo e per un momento così breve. Portare via un'attrezzatura senza farsi notare sarebbe stato impossibile. E poi a che pro? Mi spaventai ma allo stesso tempo ebbi la sensazione che quello che mi era stato fatto vedere, fosse una dimostrazione di felicità. T’illumini quando sei felice, no?! Pensai che la casa avesse semplicemente voluto farmi capire che era raggiante che qualcuno fosse tornato a prendersene cura. 

 

Poi ci fu quella volta che vidi una imposta aperta dal vento. Quando andai per chiuderla, era chiusa con il catenaccio.

 

E, infine, il profumo di vino buono nella saletta e in cucina percepito ad inizio primavera 2026. Fu talmente intenso e talmente duraturo che agli elettricisti che in quel periodo stavano mettendo a norma l’impianto elettrico, chiesi se sentivano l’odore anche loro. Mi dissero di sì e che anche loro si stavano chiedendo da dove venisse.

 

Mah!