
DUE VIGNETI
Via Quattro Vie - 42018 Stiolo di San Martino in Rio - Italia
Visite solo su appuntamento
+39.366.9993446 * info@tenutacasalpriore.it

La vigna vecchia, la Vigna Eroica, la VIGNA BOTANICA. Messa a dimora nel 1960, si estende su poco meno di un ettaro ospitando uve di Lambrusco Ancellotta e di Lambrusco Oliva. In un punto cresce presumibilmente del Lambrusco Marani e in un altro ancora si abbarbica una varietà di uva dagli acini bianchi che ancora non sono stata in grado di identificare. Spergola?! Oltre alla veneranda età, è un pezzo di storia anche per altri motivi.
La peculiarità risiede nel sistema con cui sono ancorati i tutori, ossia i pali di legno che, tenuti insieme da un reticolo di cordami, sono solo poggiati per terra senza essere conficcati nel terreno. Lo si può definire un sistema semi-flottante. Come diremmo oggi, il Concept fu inventato dai fratelli Bellussi, in tempi meteorologici e di mercato completamente diversi dai nostri.
Quando verso il 1930 venne loro l’idea, gli inverni erano nella morsa di gelide nebbie e la manodopera non costava nulla. Il sistema fu creato per evitare la marcescenza dei pali e nessuna legge normava i criteri di sicurezza da adottare durante la vendemmia che avveniva a mano, anche arrampicandosi su lunghe scale. L’insolazione del terreno, attenuata dall’intrico aereo dei rami, favoriva la coltivazione di ortaggi. Fu proprio questo ultimo dettaglio scoperto leggendo l’ennesimo articolo, che mi aiutò a capire come massimizzare l’utilità di questo pezzo di antiquariato vegetale. Se Gabriele Ronzoni amava questa vigna perché pregna di storia agricola, io volevo fare altrettanto ma avevo bisogno di trovare un ulteriore spazio in cui concentrare quello che avevo deciso di piantare per concretizzare i miei piani. Ai piedi di questo vecchio vigneto trovai le condizioni favorevoli per aggiungere una ulteriore sfaccettatura al mio progetto e alla vigna stessa. La gestione quotidiana e vendemmiare la Vigna Botanica costituiscono unicamente una spesa, non una fonte di reddito. Riuscire a preservarla a denti stretti, per ambizione, puntiglio e per rispetto, farla diventare anche casa e mensa per un popolo di piccoli, per giunta in parte accaniti predatori di insetti nocivi, è stata una soddisfazione incredibile che mi ripaga almeno emotivamente delle crude spese di gestione. Il lato bello della medaglia. Tutto questo dopo essermi chiesta, andando a cercare e trovando informazioni sull’apparato radicale delle viti e trovando conferma che le radici delle bulbose prescelte non avrebbero interferito con quelle della vigna… Non si pensa mai abbastanza! Così è che nella Vigna Antica ho accasato migliaia di bulbose a fioritura precocissima (campanelle, crochi, giacinti, narcisi) e, per non farci mancare nulla, altri 1600 bulbi a fioritura tardo autunnale (zafferano). Facendo vedere una foto della prima fioritura avvenuta nel 2026, un agronomo ribattezzò la Vigna Vecchia in VIGNA BOTANICA e da allora per lignaggio quasi nobiliare, porta anche questo nome.
Sono sicura che Gabriele Ronzoni pur ridendo dei miei (ancora…) maldestri tentativi finalizzati ad apprendere come condurre un vigneto, sorrida compiaciuto dell'insolito giardino e dello scopo che sto perseguendo nei suoi terreni. Non so se sarò capace di portare avanti il suo progetto ma, avendo avuto modo di conoscerlo almeno un poco, penso che avrebbe pazientato, aspettando che io finissi di dare la precedenza ad interventi salvifici di cui, seppure in condizioni climatologiche completamente diverse da quelle attuali, era strenuo sostenitore.
E poi c'è la Vigna Nuova che si snoda come una qualsiasi vigna di impostazione moderna. Ha sofferto anche lei, tantissimo e sicuramente più della Vigna Botanica, della morte del suo papà che la mise a dimora tra il 2009 e il 2014. Lei soprattutto dimostra che qualsiasi cosa che non viene più amata, diventa brutta. Anche la più bella.
Vorrei condividere un dettaglio che non considero irrilevante: negli anni in cui ancora cercavo un terreno da adibire a parco, avrei preferito trovare un semplice campo di seminativo da convertire a mio piacimento. Dopo oltre un decennio di attesa e ricerca, prima di avere la possibilità di valutare l’acquisto di Tenuta Casalpriore, ne ebbi un’altra ma la scartai. L’acquisto di Tenuta Casalpriore non fu scevro di complicazioni. La possibilità di concretizzare i miei desideri portò con sé anche il fardello pesante di questi due vigneti semiabbandonati, una sfida non cercata e non voluta. Una difficoltà aggiuntiva della quale avrei fatto volentieri a meno. Volevo solo un grande giardino nel quale, oltre a sfogare il mio pollice verde e dare il mio contributo in ambito naturalistico, avrei potuto far giocare finalmente i miei cani in una dimensione simile alla libertà… Contrariamente a tanti che, pur facoltosi, per questioni economiche avrebbero raso al suolo l'edificio ed estirpato i vigneti, soprattutto la Vigna Botanica, decisi di accettare la sfida – fosse anche solo per rispetto di chi aveva plasmato, amato e curato questo podere. Almeno provarci.
Trattative difficili e pesanti lasciti ereditari mi indussero, nonostante avessi deciso di correre il rischio di avere inizialmente e a tempo indeterminato diritti pari a quelli di un re nudo, a depositare il marchio per non far morire nemmeno il buon nome di un progetto per il quale le generazioni prima di me avevano lottato per oltre 60 anni. Essere ambiziosi e restare al contempo romantici, è un lusso che si permettono in pochi.
Adesso che nell’autunno 2026 ho pressoché terminato di mettere a dimora le erbacee (che gli ignavi chiamano erbacce…), spero di recuperare dall’inverno in poi il tanto lavoro necessario per riordinare e far emergere la spettacolarità dei tanti fiori che ho seminato. Non so se sarò in grado ma per rinunciare c’è tempo, quel tempo non è venuto, io non me lo sono dato e adesso è venuto il tempo di raccogliere.